Perchè portare?

Spesso i neogenitori mi domandano perchè il loro piccolo si rifiuti di dormire beato nel lettino o nella carrozzina e se è normale che preferisca stare solo in braccio a mamma e papà, a discapito della costosa sdraietta. Dopo aver passato mesi a girare per negozi e sfogliare cataloghi prima infanzia per scegliere l’attrezzatura migliore, sembra impossibile che il nuovo arrivato li rifiuti completamente, e allora ci si chiede se è una cosa normale e se esiste una soluzione.

Cari genitori, questi comportamenti sono del tutto normali, il vostro piccolo sta solo rispondendo al suo istinto di sopravvivenza e al suo bisogno di contatto. L’essere umano alla nascita si trova infatti in uno stato di forte immaturità sia dal punto di vista motorio che sotto il profilo cognitivo. Questa condizione ha una spiegazione nell’evoluzione della nostra specie. Il progressivo sviluppo del sistema nervoso centrale, con il conseguente aumento della circonferenza cranica, unito al restringimento del bacino causato dalla conquistata posizione eretta, hanno favorito via via, la nascita di piccoli “prematuri”, con sviluppo celebrale incompleto ma dimensioni della testa compatibili con il canale del parto. Dunque alla nascita il neonato è disadattato alla sopravvivenza e una parte significativa dell’accrescimento deve essere completato al di fuori dell’utero materno. Questo periodo di gestazione dopo la nascita, in cui il neonato è in uno stato di completa dipendenza dalla madre, viene chiamato esogestazione e di solito ha una durata pari all’endogestazione.

Come già evidenziato da Bowlby con la teoria dell’attaccamento, il neonato in questi primi mesi di vita, ha il bisogno fisiologico di essere contenuto, di stare a contatto con la mamma, percepirne il battito del cuore, il ritmo del respiro e il calore corporeo. Deve adattarsi al mondo esterno, per lui così sconosciuto e totalmente diverso dall’ambiente uterino, gradualmente senza essere sottoposto a troppi stimoli.

Il neonato posizionato nel lettino non sente più il contatto con il genitore e percepisce per istinto di trovarsi in una condizione di pericolo. La sua sopravvivenza dipende dalla madre e quindi farà di tutto per richiamarne l’attenzione.

In questo periodo portare il proprio bambino con la fascia aiuta ad assecondare questa esigenza di simbiosi. La fascia avvolge il corpo del neonato, lo contiene e lo protegge dagli stimoli del mondo esterno, diventa il “nido” in cui continuare a crescere. Il suo corpo diventa una cosa sola con quello del portatore. Protetto e coccolato, al sicuro sul corpo del genitore, inizia ad entrare nel mondo osservandolo senza sentirsi sopraffatto, vivendo tutti gli avvenimenti quotidiani in assoluta rilassatezza.

Grazie alla fascia il bambino viene accolto e accompagnato attraverso le sue fasi evolutive. Il conforto del contatto gli consente di costruirsi una “base sicura” da cui partire poi per costruire il proprio io, la propria indipendenza.

“la simbiosi con la madre nello sviluppo dell’Io, fornisce sostegno al bambino, funge da cornice”  (Blegea 1967).

Non abbiate paura ad assecondare questa necessità indispensabile allo sviluppo del vostro bambino. Il contatto corporeo è un atto di comunicazione carico di significato, che crea i presupposti per un adeguato sviluppo psico-affettivo e cognitivo del bambino, determinante per la persona che sarà domani.